"Una dama è giovane quanto il cavaliere con
cui si trastulla"
AGATHA RAISIN. LA QUICHE LETALE - M. C. BEATON -
GIALLI TEA – 2022 - TRADUZIONE DI MARINA MORPURGO
Il mio blog: un luogo dove ritrovare frasi tratte da libri, canzoni e film che più mi piacciono e mi fanno riflettere
"Una dama è giovane quanto il cavaliere con
cui si trastulla"
AGATHA RAISIN. LA QUICHE LETALE - M. C. BEATON -
GIALLI TEA – 2022 - TRADUZIONE DI MARINA MORPURGO
PIGMALIONE – GEORGE
BERNARD SHAW - CLASSICI MODERNI OSCAR MONDADORI – 2000 - TRADUZIONE DI
FRANCESCO SABA SARDI
Le cose hanno sempre un aspetto un po’ migliore al mattino.
IL BUIO OLTRE LA SIEPE - HARPER LEE - FELTRINELLI - TRADUZIONE DI AMALIA D'AGOSTINO SCHANZER - 2011
Da
qualche tempo noto un crescendo di persone che sentono il bisogno di proporsi
come guide per gli altri: coach, mentori, guru di vario tipo. Mi chiedo se non
stia diventando una moda, quasi una scorciatoia identitaria, e se in questo
slancio non ci sia anche una certa sopravvalutazione delle proprie capacità.
Come se l’aver attraversato alcune esperienze, superato un momento difficile o
maturato una consapevolezza personale bastasse a legittimare il ruolo di chi
accompagna gli altri nel loro percorso. Ma vivere qualcosa e saper aiutare
qualcuno a viverla sono due cose profondamente diverse.
Ho
l’impressione che spesso si confonda l’elaborazione della propria storia con un
sapere universale, applicabile a chiunque. Eppure ogni persona è un intreccio
unico di vissuti, limiti, risorse e contesti; pensare che esistano formule
valide per tutti è una semplificazione che può diventare persino dannosa.
Accompagnare davvero qualcuno richiede ascolto, competenze, senso del limite, e
soprattutto la capacità di non proiettare sull’altro le proprie soluzioni, le
proprie ferite, le proprie verità.
C’è
anche qualcosa di più sottile che mi interroga: il ruolo di coach o di guida
offre riconoscimento, visibilità, una posizione simbolicamente elevata. In un
tempo in cui l’identità è fragile e il bisogno di sentirsi significativi è
forte, aiutare gli altri può diventare, consapevolmente o meno, un modo per
sentirsi centrali, necessari, speciali. Non sempre è malafede; a volte è una
forma di narcisismo “buono”, mascherato da desiderio di aiutare.
Mi
preoccupa poi la facilità con cui certi messaggi circolano: tutto è questione
di mindset, se vuoi puoi, se non funziona è perché non ci credi abbastanza.
Sono frasi seducenti, rassicuranti nella loro semplicità, ma spesso ignorano la
complessità della vita reale, il peso dei condizionamenti, delle ferite, delle
condizioni di partenza. E così il rischio è duplice: chi guida finisce per
credere troppo nelle proprie certezze, chi segue per sentirsi in colpa quando
quelle promesse non si realizzano.
So
bene che non tutto è da respingere: esistono persone serie, preparate, capaci
di lavorare con umiltà e rispetto, che sanno stare accanto senza imporsi e che
riconoscono quando è il momento di fare un passo indietro. Ma ho l’impressione
che siano meno visibili, meno rumorose di chi vende risposte facili. Forse, in
fondo, quello che sto osservando non è solo una moda professionale, ma un
segnale più ampio: una grande fame di senso, che genera tanto il bisogno di
essere guidati quanto l’impulso di proporsi come guida. Ed è proprio per questo
che sento necessario mantenere uno sguardo critico, vigile, anche quando
l’aiuto si presenta con le migliori intenzioni.
"Colei
che tanto sa ma poco dice."
Il
gatto del Dalai Lama e l’arte di fare le fusa – David Michie –traduzione di
ADRIA TISSONI - giunti – 2019
ENDURANCE – ALFRED LANSING - TEA – 2023