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lunedì 4 febbraio 2013

Lo spacciatore di carne - Giuliano Sangiorgi

E mi ritrovo in piedi nel corridoio dello Stato del cazzo e faccio per alzarmi, tanto sono pieni i vagoni che ti fanno credere che sia accettabile, anzi, normale, viaggiare in maniera così disumana.
Tanto pieni che, appunto, non pensi sia davvero, poi, così disumano.
Tanto colmi che addirittura credi di viaggiare seduto.
Nessuno è seduto in quest'intreccio, unico e promiscuo, di anime e corpi.
Nessuno si sfiora. O, almeno, in bilico, tutti si cerca di non farlo, per non arrivare a odiare il proprio vicino o l'umanità intera.
Mi muovo cautamente, nel tentativo di superare un simile inestricabile groviglio, ma credo di essere giunto anch'io a odiarla, con tutto me stesso.
E' così difficile farsi spazio tra tutte carcasse sperando di non calpestare i piedi, le mani e la dignità di chi è costretto a viaggiare seduto  per terra, cercando l'incastro perfetto con le sporgenze, ora dell'uomo, ora della bestia metallica.
Dunque, farsi convesso quando tutto intorno appare concavo è la regola aurea del viaggiatore meridionale, emigrante o no.

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