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mercoledì 4 febbraio 2026

Fontamara - Ignazio Silone

 

... la miseria ricevuta da padri, che l’avevano ereditata dai nonni, e contro la quale il lavoro onesto non è mai servito proprio niente.

FONTAMARA- IGNAZIO SILONE - OSCAR MONDADORI - 1976

1 commento:

  1. Silone concentra in poche parole l’idea di una miseria strutturale, non accidentale: non una povertà dovuta alla pigrizia o alla sfortuna, ma un’eredità, qualcosa che si trasmette di generazione in generazione come un destino imposto. Con questa consapevolezza crolla uno dei pilastri morali più rassicuranti: l’idea che il lavoro, se onesto, basti a riscattare. Quando il sistema è ingiusto, il lavoro non libera; anzi, diventa una forma silenziosa di condanna. Oggi, come in Fontamara, il problema non è solo la disuguaglianza in sé, ma il fatto che venga normalizzata, giustificata, persino raccontata come inevitabile. Ci viene ripetuto che “se ti impegni ce la fai”, ma intanto vediamo salari fermi mentre il costo della vita cresce, tasse e burocrazia che colpiscono soprattutto chi non ha margine, benefit e paracadute dorati, e una distanza sempre più profonda tra chi prende decisioni e chi ne subisce le conseguenze. E qui la distinzione è necessaria: non si parla solo di imprenditori, ma anche di super-manager che spesso non rischiano capitale proprio e accumulano ricchezze e privilegi attraverso meccanismi autoreferenziali. È lì che il discorso diventa più amaro. Non perché il denaro disumanizzi automaticamente, ma perché l’accumulazione come fine, sganciata da ogni responsabilità sociale, tende a farlo: a un certo punto il denaro non serve più a vivere meglio, ma a misurare potere, a segnare distanze, a dimostrare superiorità. In quel gioco l’altro – il lavoratore, il fragile, il povero – scompare. Ed è qui che Silone resta drammaticamente attuale: se il sistema premia l’accumulo sterile e punisce il lavoro onesto, il lavoro smette di essere dignità e diventa semplice sopravvivenza.

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