"Fu vigliaccheria,… Semplicemente
vigliaccheria. Dove mai avrei potuto andare?… Ho detto a me stessa,
naturalmente, che avrei presto trovato una nuova sistemazione. Ma ero
spaventata,… Ecco a che cosa si riducono tutti i miei grandi principi. Mi vergogno
di me stessa. Ma non sono stata capace di andarmene… Davvero non ce l'ho fatta
a trovare il coraggio di andar via."
QUEL CHE RESTA DEL GIORNO - KAZUO ISHIGURO – SUPER ET – 2025 - TRADUZIONE DI MARIA ANTONIETTA SARACINO
Anche io, per paura, non sono mai andata via dal posto di lavoro in cui sono da ventitré anni. Non perché stessi sempre bene, non perché fosse davvero ciò che desideravo, ma perché non riuscivo a immaginarmi altrove. Mi dicevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento giusto, che avrei capito cosa fare, che qualcosa si sarebbe aperto da sé.
RispondiEliminaA trattenermi non è stata una mancanza di ideali, ma la paura. La paura di perdere la stabilità, di sbagliare, di scoprire che fuori non sarei stata all’altezza. Così sono rimasta. E per un po’ mi è andata anche bene: ci sono stati momenti in cui mi sono divertita, in cui quel posto mi ha dato sicurezza, perfino leggerezza.
Poi, lentamente, qualcosa si è spento. O forse sono cambiata io. Oggi mi chiedo spesso cosa mi sono persa, cosa avrei potuto imparare, che persona sarei potuta diventare se avessi trovato il coraggio di andare via. Non riesco a dire se ho fatto bene o male. So solo che ciò che un tempo mi proteggeva ora mi pesa, e faccio fatica a farmelo piacere.
Come nel brano, non c’è un grande errore da confessare, né una colpa netta. Solo la consapevolezza che, a volte, la paura decide al posto nostro. E che riconoscerlo fa male, ma forse è l’unico modo per guardarsi davvero senza più scuse.